Referendum sulla giustizia: il Comites incontra i sostenitori del No

3 Marzo 2026

Dopo avere sentito le ragioni del Si il Comites San Marino ha organizzato sabato scorso presso la propria sede di Via Maestri Comacini a San Marino Città un incontro pubblico con i sostenitori del No al Referendum sulla giustizia di domenica 22 e lunedì 23 marzo 2026, evento accreditato dall’Ordine degli Avvocati e Notai di San Marino ai fini della formazione professionale.

Ad illustrare il testo del quesito referendario che gli elettori troveranno sulla scheda << Approvate il testo della Legge costituzionale concernente “Norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della Corte disciplinare” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 253 del 30 ottobre 2025 ?  >> ed a sostenere le ragioni del No alla riforma proposta con Referendum sono stati invitati il Dott. Stefano Celli, Sostituto Procuratore del Tribunale di Rimini, membro del Comitato “Giusto dire No”, nonché Vicesegretario Generale ANM, il Prof. Pier Paolo Paolizzi, Presidente del Comitato “Società Civile per il NO” di Rimini e l’Avv. Roberto Biagini, Referente Provinciale di Rimini del Comitato “Avvocati per il No”. Ad accogliere gli illustri ospiti il Presidente del Comites San Marino Alessandro Amadei, il membro dell’Esecutivo Marina Rossi, i sostenitori Riccardo D’Orazi ed Alessandro Ceriani presenti in sede insieme ad un numeroso pubblico.                                  

Il Presidente del Comites San Marino Alessandro Amadei ha introdotto il dibattito, elencando i punti della riforma, ovvero l’istituzione di due Consigli Superiori della Magistratura (CSM), uno per la magistratura giudicante (i giudici), uno per la magistratura requirente (i pubblici ministeri, ovvero i sostenitori dell’accusa) al posto del CSM unico per tutti i magistrati, l’estrazione a sorte, anziché l’elezione, dei loro componenti con modalità diverse per magistrati e componente “politica” e la creazione di un’Alta Corte disciplinare avente la competenza di giudicare gli illeciti disciplinari di giudici e pubblici ministeri, attualmente riservata alla Sezione disciplinare del Consiglio Superiore della Magistratura.

Poi spazio agli interventi dei relatori, i quali hanno sottolineato sotto diverse angolature, come la riforma costituisca una minaccia all’autonomia e all’indipendenza della magistratura, in quanto determina lo spacchettamento del CSM in tre organi, un CSM per i giudici, uno per i pubblici ministeri e un’Alta Corte disciplinare, indebolendo così la magistratura ed alterando profondamente l’equilibrio tra potere giudiziario, potere esecutivo e potere legislativo.

Questo perché la separazione delle carriere e della formazione, secondo i sostenitori del NO, trasforma i pubblici ministeri in avvocati della polizia, ovvero una casta specializzata nell’accusa, di fatto sottomessa alle direttive della politica.

Da qui, quindi, il loro parere contrario alla riforma proposta, la quale, a loro avviso, non risolve i problemi che affliggono ila giustizia, non devolve risorse economiche, non pone rimedio alle carenze di organico e non affronta il tema dell’eccessiva durata dei processi.

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